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UN NUOVO INIZIO...

 

Lo scodinzolare folle del cane rinchiuso nel suo box, la sua gioia sconsiderata al solo passo della lucertola sulla terra secca, è un gesto contrastante con la realtà di questo luogo, di questo momento.

In questa calma giornata estiva, in cui il silenzio del riposo pomeridiano regna aldilà del vento che scuote violentemente le fronde degli alberi, in cui il rumore del mare ad alcune decine di metri di distanza si mescola con l’ululato del’aria, creando nel silenzio un vortice, un tratto distintivo, un suono stridente; in questa calma giornata estiva, tutto è uguale a ieri e lo è anche a domani.

Comunque resta il silenzio, un silenzio non del tutto reale, un silenzio sospirato, prova di una giornata dormiente, prova di una realtà dormiente.

Qui non è davvero luglio, non è il 12 luglio del 2007. Il tempo qui è fermo, il movimento dell’aria è solo apparenza, apparenza di un divenire, di un procedere. La staticità si tocca, si respira, sembra eterna in questo istante.

Tutto fuori è come sempre, le sedie stanno là, l’ombrellone è chiuso per paura che venga distrutto, il sole batte forte e sta scendendo ad Occidente, le finestre sono socchiuse per proteggere dai raggi che irrompono molesti nelle camere in penombra, le camere silenziose, che cullano il sonno diurno di chi tra un po’ sarà sveglio, seduto o in piedi, ma comunque fuori, in attesa del tramonto, in attesa della sera.

Salvo dalla stretta di Morfeo,vago, guardo fuori. Apro la porta di questa stanza, anch’essa in ombra, e mi viene sputata in faccia polvere e terriccio, l’aria è violenta; socchiudo gli occhi, anche per proteggerli dal sole improvviso che mi colpisce, la luce è forte. Richiudo la porta alle mie spalle e continuo a camminare, spinto dal vento e accecato dalla luce, cammino nel silenzio verso la strada, verso il verde delle fronde ballerine degli alberi che si ergono davanti a me. Oltrepasso il cancello e guardo intorno. Sembra una città fantasma, sembra un luogo abbandonato, da cui tutti sono fuggiti improvvisamente, lasciando tutto com’era, ogni oggetto, ogni bene, ogni azione che si stava compiendo è ferma, bloccata nell’aria, quasi si intravede, come uno spettro. Eppure non c’è un’anima, è come addentrarsi in un buco nero che risucchia tutto verso un’oscurità fatta di sola luce, di vento pallido e impavido. Tutto è sospeso. Faccio un giro su me stesso, a 360 gradi è tutto così, nulla smentisce la sensazione di assurda pace che risuona attorno .

Guardando lontano vedo piccole capriole di polvere a pochi centimetri da terra, terriccio che danza, foglie secche che volteggiano investendo piccoli insetti che non trovano riparo. Il tutto sembra solo foschia, un ammasso di immagini e ombre trafitte di chiarore, attraverso le quali, a un po’ di distanza si vede il mare.

È tutto riccio, corrugato, fragoroso. Ha un colore instabile, tanto bianco a chiazze ricopre il suo mantello. Sembra lana grezza, sfilacciata, consunta. Il suo aspetto è diverso dal solito, la sua superficie sembra animata, sembra goda di vita propria. Sembra possedere tutte le vite che intorno a me adesso sono spente.

Ogni vita è un onda, ogni onda è forza, è piacere, è coraggio, è tragedia. È un mare strano. Tutto insieme è spirito, è quasi mistico, è libertà. Brilla alla luce, è riflesso di colori e sfumature. Rappresenta risposta al silenzio, non col suono, non col fragore. Non è risposta sensuale, non è percepibile. Si esprime, comunica diretta, ti chiama, ti guarda, dà senso al vuoto, al silenzio, a questo fitto e bugiardo senso di pace.

Pubblicato il 12/9/2007 alle 19.47 nella rubrica Diario.

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